Donazione di ovuli: rischi della pubblicità ingannevole

Negli ultimi mesi stiamo assistendo  molte pazienti che non sono rimaste incinte dopo cicli di trattamento con donazione di ovociti in cliniche in cui sono stati “promessi” un elevato numero di ovuli o addirittura un certo numero di blastocisti.

Il fatto di offrire o mettere in sicurezza molti ovuli o blastocisti provoca peggiori tassi di gravidanza, perché per raggiungere ciò che è promesso sono considerati buoni ovuli che non lo sono e blastocisti di scarsa qualità che non si impiantano, che producono micro-aborti e che non dovrebbero essere congelati, e ancora meno utili a fare cicli di criotransfer.

Nella medicina riproduttiva possiamo solo garantire un lavoro ben fatto essendo trasparenti, consentendo ai pazienti di vedere lo sviluppo e la qualità dei loro embrioni attraverso della connessione alla nostra applicazione mobile “Embryomobile” e presentando le nostre statistiche accreditate dalle agenzie ufficiali. Quello che non faremo è garantire il risultato di ogni ciclo, perché dipende da molti fattori.

Il numero di ovuli necessari per portare a termine un ciclo di trattamento in gravidanza dipende principalmente dalla qualità di ciascun laboratorio, da quella degli ovuli e dallo sperma. È impossibile sapere in anticipo quanti blastocisti si formeranno. In ogni caso, non importa il numero, ma la qualità.

All’Institut Marquès, il 90% dei trasferimenti viene effettuato con un singolo embrione. In questo modo si evitano gravidanze gemellari e i rischi ad esse connesse, mantenendo e migliorando anche i tassi di gravidanza. Questa è la conclusione di un recente studio dell’Institut Marquès che ha ricevuto il Primo Premio dell’Area di interesse per la sterilità e l’infertilità nella 35a edizione del Congresso Nazionale della Società di Ginecologia e Ostetricia (SEGO) tenutosi quest’anno a Malaga. Confrontando i dati della Società Spagnola di Fertilità, i nostri migliori tassi di successo sono evidenti laddove viene portata avanti la politica di trasferimento di un singolo embrione.

Come professionista sanitario, mi vergogno a pensare che la medicina possa diventare un’asta “al chi offre di più”, senza tenere conto delle conseguenze. La sterilità è una malattia e non ci si può giocare, non si può ingannare i pazienti o prendendosi gioco delle loro frustrazioni e dell’enorme spesa che tutto ciò comporta. È riprovevole vedere pubblicità aggressive che vanno contro l’etica e il senso della realtà.

Vi invito a leggere il post “Fecondazione in vitro, prezzo“, in cui descrivo in dettaglio i fattori che differenziano una clinica da un’altra e capirete l’importanza del parametro “qualità” nel campo della riproduzione assistita.

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